Oltre la professione

L’attività forense occupa una parte importante della mia vita, ma al di fuori dello studio coltivo da molti anni una passione che mi accompagna quotidianamente: la corsa.

Ho iniziato a correre nel 2011 e nel 2013 ho portato a termine la mia prima maratona, a Firenze. È stata un’esperienza intensa, ma solo alcuni anni dopo questa disciplina è diventata una vera passione. Dal 2019 la maratona è entrata stabilmente nella mia vita, trasformandosi in una sfida personale fatta di impegno, programmazione e miglioramento continuo.

Non sono un fenomeno, ma ad oggi ho completato 10 maratone e 29 mezze maratone, oltre a numerose altre gare su diverse distanze.

I miei ricordi più belli restano legati alla gara regina, la Maratona.

Ho partecipato a Firenze per tre volte, Milano, Roma, Ravenna, Napoli, Valencia, Monaco e Amsterdam. Nel corso degli anni ho progressivamente migliorato le mie prestazioni, passando dalle prime esperienze concluse con l’obiettivo di raggiungere il traguardo ad una preparazione sempre più strutturata e consapevole. Il risultato migliore l’ho ottenuto alla Maratona di Monaco del 13 ottobre 2024, conclusa in 3 ore, 31 minuti e 3 secondi, dopo un percorso di allenamento costruito con costanza, disciplina e dedizione.

Maratona di Napoli

La maratona insegna la pazienza

Chi non corre una maratona spesso immagina che il risultato dipenda soprattutto dalla prestazione del giorno della gara. In realtà è vero il contrario.

Una maratona si costruisce nei mesi precedenti, allenamento dopo allenamento, affrontando giornate positive e giornate difficili, condizioni meteo sfavorevoli, stanchezza e inevitabili momenti di scoraggiamento.

La lezione più importante che ho imparato è che i risultati duraturi non arrivano mai all’improvviso. Sono il frutto di costanza, disciplina e capacità di mantenere la rotta anche quando i progressi sembrano impercettibili.

Un insegnamento utile anche nella professione

Molti dei valori che ritrovo nella corsa fanno parte anche del mio modo di svolgere la professione.

Come una maratona, anche una pratica legale raramente si risolve in una sola giornata. Richiede studio, preparazione, strategia e capacità di affrontare con equilibrio le diverse fasi del percorso.

Spesso il risultato finale dipende dalla qualità del lavoro svolto molto prima dell’udienza o della decisione del giudice, proprio come una maratona dipende dagli allenamenti effettuati nei mesi precedenti.

La corsa mi ha insegnato che improvvisare raramente porta lontano, mentre la preparazione costante rappresenta quasi sempre il presupposto per ottenere risultati concreti.

Gli infortuni e la capacità di ripartire

Ogni runner conosce anche il lato più difficile di questo sport: gli infortuni.

Nel corso degli anni ho dovuto affrontare periodi di stop forzato, rinunce e inevitabili battute d’arresto. Sono momenti frustranti, perché costringono a rallentare proprio quando si vorrebbe continuare a migliorare.

Tuttavia anche gli infortuni insegnano qualcosa di importante: la capacità di accettare le difficoltà, recuperare con pazienza e ripartire gradualmente senza perdere fiducia nel percorso intrapreso.

È una lezione che considero preziosa anche nella vita professionale, dove non sempre il cammino è lineare e dove la perseveranza rappresenta spesso una risorsa fondamentale.

Un percorso ancora aperto

Ogni maratona conclusa rappresenta un traguardo, ma anche un nuovo punto di partenza.

La soddisfazione più grande non è il tempo ottenuto all’arrivo, ma la consapevolezza di aver portato a termine un percorso costruito giorno dopo giorno con impegno e determinazione.

Per questo continuo a correre: non soltanto per raggiungere un obiettivo sportivo, ma per ricordare a me stesso il valore della costanza, della disciplina e della preparazione, principi che cerco di applicare ogni giorno anche nella professione forense.

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